Pochi costruttori di automobili hanno avuto una storia densa di avvenimenti come la Lotus.
Dalla sua nascita, quando alla fine degli anni ‘40 il fondatore Colin Chapman costruì la prima vettura, il marchio Lotus ha apportato alla storia dell’automobilismo oltre 50 anni di successi sia nelle competizioni, aggiudicandosi 7 titoli costruttori e 6 piloti, che nella progettazione e costruzione di vetture stradali.
Ingegneria d’avanguardia, grandi campioni ed una passione incondizionata per cambiare le regole, hanno formato in tutti questi anni un bagaglio d’esperienza tale per fare della Lotus uno dei più avanzatistudi di consulenza ingegneristica livello mondiale, dando così la certezza che possedere oggi una delle vetture di Hethel significa poter guidare un concentrato di esperienza automobilistica accumulata in oltre mezzo secolo di storia.
Antony Colin Brice Chapman, ingegnere di professione nonchè pilota di auto da corsa, costruì la sua prima vettura nel 1948, la MarkI alla quale fecero seguito altre derivazioni di tipologia trial che permisero a Chapman di vincere ben 4 concorsi per vetture sperimantali e di piazzarsi sempre tra i primi posti in varie competizioni.

L’ 1 Gennaio 1952 Lotus divenne una realtà nel mondo delle corse, Chapman fondò la Lotus Engineering Company.

Lotus MarkI


Lotus Mark II
Lotus Mark III
Lotus Mark IV
Con la nuova denominazione fece la sua apparizione nel 1954 la Mark VIII, progettata da Frank Costin, che poteva vantare di un motore e un cambio di derivazione MG, rivisitato dalla Lotus.
Sarà la vettura che decreterà la prima vittoria di Chapman a Silverstone e che consacrerà più tardi la nascita dello storico Team Lotus.


Lotus Mark VII
Lotus Mark VIII

Lotus Mark IX
Era nata la scuderia che insieme a quella di Enzo Ferrari scriverà la storia dell’automobile e che diede alla luce nel 1957 la Elite Type 14 e la mitica Lotus Seven, vetture stradali, ma considerate già vincenti anche a livello agonistico.
Ma fu la monoposto Type 12 che nel 1958 portò Chapman e la sua Lotus alla Formula 1 e che grazie alla Type 18 guidata da Stirling Moss, portò il Team Lotus a vincere il Grand Prix di Monte Carlo nel 1960.



Lotus Seven
Lotus Elite Type 14

Una passione per le vetture sportive non poteva non essere utilizzata anche per le vetture stradali e così due anni dopo nacque la Lotus Elan, una vettura sportiva “pura”, come venne definita dalla stampa dell’epoca, che per il suo strepitoso successo rimase in produzione per ben 11 anni restando ancora oggi una delle vetture sportive ed innovative mai costruite.

Lotus Elan
Nello stesso anno venne introdotta la nuova monoposto da Formula 1, la Type 25 e fu l’occasione per far incontrare alla Lotus un’altra leggenda dell’automobilismo, il mitico Jim Clark. Una vettura fantastica ed un pilota altrettanto eccezionale condussero Chapman a vincere 4 Gran Premi consecutivi che misero la Lotus sul podio dei costruttori.
Chapman aveva disegnatoper la sua monoposto quel design che ancora oggi ritroviamo nelle moderne monoposto, un progetto innovativo che l’anno seguente decretò un’altra vittoria per il Team che si aggiudicò ancora il mondiale costruttori e per Clark che vinse il campionato piloti, un connubio perfetto che portò la Lotus sul podio anche nel 1965.
Il marchio era ora conosciuto a livello mondiale tanto che nel 1966 Chapman, ex pilota della RAF (Royal Air Force), spostò la sua compagnia nel Norfolk, in quello che era un campo d’aviazione americano della Seconda Guerra Mondiale e che ancora oggi è la sede della Lotus Cars Ltd. La fabbrica copriva 55 acri e possedeva un circuito di prova di ben 2 miglia che vedrà in tanti anni il battesimo delle migliori vetture del mondo sia stradali che da competizione.


Con la nuova fabbrica a disposizione Chapman progettò, provò e produsse in rapida successione molte delle nuove Lotus stradali: l’Europa (Type 45), la Elan S3 e la Elan +2, tutte vendute con successo sul mercato mondiale, utilizzando gli introiti per finanziare la progettazione di nuove vetture da competizione come la Type 49 mossa dal leggendario motore Cosworth-Ford DFV V8 e prima vettura da corsa interamente sponsorizzata e verniciata con i colori del partner commerciale, la nota Tabacco Company Gold Leaf.






Gli anni ‘70 furono ancora pieni di novità nel campo delle vetture stradali e di vittorie nelle corse: Jochen Rindt, Emerson Fittipaldi e Mario Andretti furono alcuni dei piloti che decretarono i successi in Formula 1 del Team Lotus e che valsero ancora la vittoria di numerosi campionati piloti e costruttori.
Furono gli anni che videro nascere delle icone della storia dell’automobile: la 4 posti Elite, la Eclat e la mitica Esprit, disegnata da Giugiaro, che per la sua linea innovativa divenne nel 1977 la nuova vettura dell’agente James Bond 007 nel film “La spia che mi amava”.

Anche nel progetto iniziale De Lorean, Lotus prestò consulenza nella progettazione del telaio, confermando Chapman e la sua Equipe uno dei migliori ed avanzati reparti di ingegneria automobilistica nel mondo.


Gli anni ‘80 non furono meno prolifici: Lotus introdusse la nuova Esprit Turbo che James Bond scelse ancora una volta nella pellicola “Solo per i tuoi occhi” del 1981 e nacque la performante Excel per rimpiazzare la più anziana Eclat
Furono gli anni che portarono Nigel Mansell al reparto corse; ma che videro nel 1982, la prematura dipartita di Colin Chapman, morto alla giovane età di 54 anni.
La sua filosofia e il genio creativo, che avevano visto la crescita del gruppo rimasero tuttavia nello spirito dei progettisti della Lotus cresciuti accanto al suo fondatore.


Nel contempo il reparto corse continuava a riscuotere premi e consensi in numerose gare e Ayrton Senna, unitosi al Team Lotus, cominciò una carriera ad oggi ineguagliata vincendo moltissimi Gran Premi con quella che ad oggi rimane una delle più famose monoposto da F1: la Type 97T.

La notorietà del marchio fu l’occasione per introdurre la nuova Elan una Spyder con motore e trazione anteriore e con un telaio che permetteva una notevole tenuta di strada in ogni condizione,

Ma lo spirito della Lotus era quello di inseguire in continuazione nuove idee cambiando le regole e dimostrando come l’applicazione della filosofia che Colin Chapman era ancora basata su principi tutt’altro che tramontati.
E così se nel 1990 Paul Newman si innamorò della sua Esprit tanto da utilizzarla in gara, il reparto di ingegneria stupì il mondo grazie alla sua Superbike, una rivoluzionaria bicicletta da corsa, che valse il titolo della Medaglia d’Oro per Chris Boardman nelle olimpiadi di Barcellona del 1982.

Tra il 1992 e il 1995 ci furono nuove evoluzioni della Esprit che nel frattempo era diventata una delle vetture più richieste al mondo, tanto da essere scelta in numerose pellicole cinematografiche Cult degli anni 90: guidata da Richard Gere e Julia Roberts in Pretty Woman e successivamente da Sharon Stone in Basic Instinct.


Si arrivò così a produrre la 50.000esima vettura e fu dato l’addio al mondo della Formula 1, come chi, all’apice di una carriera decide di ritirarsi dopo aver vinto tutto e su tutti.
Uno dei discutibili principi di molti costruttori di vetture sportive era quello che per andare più veloce serviva un motore più potente e così nel 1994 Lotus, forte delle idee del suo fondatore, cominciò lo studio del progetto 1-11 basato su un innovativo telaio in estrusi di alluminio incollato che avrebbe cambiato il modo di costruire vetture sportive.
Una nuova vettura stava per nascere, una vettura che avrebbe cambiato il modo di costruire “sportcar”: una ricetta semplice ma geniale. Un telaio fantastico che unito alla’esperienza Lotus nello studio delle sospensioni e degli assetti poteva essere spinto da un motore sufficientemente potente per regalare accellerazioni mozzafiato e un handling eccezionale, il tutto al costo di una berlina di media categoria: era nata la Lotus Elise.

Presentata al salone di Francoforte impersonificava un’ideologia che fa ancora oggi scuola e che sarà il futuro dell’automobile.
“Performance through lightweight” e cioè prestazioni ottenute con la leggerezza; così, mentre gli altri costruttori si affannavano a costruire vetture sempre più potenti e pesanti, la Lotus sceglie una strada controcorrente: poco peso, motori leggeri e potenti quanto basta per accelerazioni fantastiche e un telaio ultraleggero in estrusi di alluminio, ma nello stesso tempo rosbusto e sicuro, il tutto unito all’uso di materiali compositi innovativi.
La nuova Lotus con un peso di appena 690 kg accellerava da 0 a 100 km/h in appena 6 secondi con un propulsore di appena 118cv e con un costo in Inghilterra di circa 20.000 sterline.
Il suo nome preso da quello della piccola nipote dell’allora presidente Romano Artioli piaceva tanto quanto la vettura e quando la Elise entrò in produzione nel 1996, l’intera produzione dell’anno era già venduta.
Divenne un esempio, una nuova icona, un modo intelligente di costruire vetture sportive: costava meno di una berlina di media categoria, ma regalava sensazioni di una super sportiva, il tutto con costi di gestione da utilitaria.

La stampa decise di consacrarla come una delle migliori vetture mai costruite, un’idea brillante con un design da capogiro che valse alla Lotus diversi premi.
Amata dai giovanissimi che con un prezzo accessibile ebbero l’opportunità di avvicinarsi all’automobilismo sportivo, apprezzata dai meno giovani che riconoscevano nella nuova Lotus tutte le idee del suo fondatore e che avevano decretato il successo del marchio nel mondo delle corse. Insomma la piccola Elise, così individualista e ribelle, era riuscita a conquistare in in poco tempo il cuore di tanti appassionati.
Il successo della Elise convinse presto la Lotus a svilupparne nuove versioni tra le quali ricordiamo la 111S con motore a fasatura variabile da 158cv, la 340R, praticamente una biposto da 590 kg con 177cv, la M250 un riuscito studio per una Supercar a dimostrazione del progetto di base e la fantastica Exige Mk1, una vetura omologata per uso stradale.




Ma soprattutto il progetto 1-11 diede le basi per l’evoluzione della Elise del nuovo millennio: la Mk2.
Viene incrementata la potenza, migliorato e modernizzato lo stile, nasce una macchina del tutto nuova che mantiene le caratteristiche di una “Sport Car” pura con l’aggiunta di maggiore maneggevolezza e versatilità per uso anche quotidiano.


Il successo della nuova serie è tale che anche gli Stati Uniti ne reclamano una versione adatta agli standard americani e nel 2004 nasce la nuova 111R, stessa linea ma un motore ancora più performante: 192cv al freno, fasatura variabile, conforme alla norma Euro 4, ma soprattutto leggero nel rispetto della filosofia del marchio, insomma un propulsore moderno e potente che spinge la nuova Elise da 0 a 100 km/h in appena 5,2 secondi con una velocità di punta di 245 km/h.
A Marzo viene presentata la versione sportiva Exige Mk2 che come nella versione precedente sarà una versione stradale di una vettura nata per la pista. Il 2004 vedrà anche la fine produzione delle Esprit che dopo 30 anni di carriera lascerà presto il posto alla sua evoluzione...



Ma questa sarà un’altra storia.


Emmeti srl - S.P. 231 km 0,300 Modugno (BA) - +39 080 5323464 - P.Iva 04638510729 Registro Imprese di Bari - Capitale sociale versato € 100.000,00